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GRUPPO FS |
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PER LA SVOLTA SERVE BEN ALTRO PASSO |
Il 2 settembre scorso è ripreso il percorso
di confronto sindacale, secondo il programma convenuto con FS
all’inizio di agosto, sui problemi di carattere industriale, di assetto e di
prospettiva che riguardano il Gruppo. Si tratta di un percorso complesso
e delicato che dovrebbe concludersi a fine mese, alla vigilia, cioè, di
fondamentali decisioni sul futuro dell’azienda che dovranno essere prese dal
Governo e dal Parlamento.
Prima dell'interruzione per la pausa estiva, si erano convenuti alcuni temi
valutati dalle parti come prioritari e sui quali si era convenuto che entro fine
settembre, si sarebbero valutate le condizioni per la definizione di una
possibile intesa nazionale: manutenzione rotabili:
manutenzione infrastrutture nell'ambito della riorganizzazione di RFI (progetto
"Operation"); equipaggio treno; navigazione; organizzazione attività di manovra; assistenza e
vendita.
IL PERCORSO AVVIATO IL 2 SETTEMBRE
Il confronto avviato il 2 settembre ha registrato diversi stadi di
avanzamento sui diversi temi.
Complessivamente, si può dire che l'intensità del confronto e la copiosa
documentazione fornita dall'azienda testimoniano una "volontà costruttiva" che
non ha precedenti recenti, considerando che l'ultima fase con caratteristiche
analoghe va riferita alla prima metà del 2007 quando poi, l'1 agosto, si giunse
alla condivisione tra FS e Sindacato della parte di Piano d'Impresa relativa a
investimenti, volumi di attività e sviluppo.
Successivamente, invece, prima da settembre 2007 e poi, da febbraio 2008, i
tentativi di confronto si erano progressivamente spenti nel breve volgere di
qualche giorno, con il risultato che, nel frattempo, le Società del Gruppo hanno
continuato a gestire in modo sostanzialmente unilaterale le principali leve
produttive del lavoro, la conflittualità territoriale ha mantenuto livelli alti
di tensione mentre, però, si andava riducendo la capacità di governo del sistema
attraverso la contrattazione, sia a livello centrale che di livello periferico.
Il fatto che il confronto sia stato, in questa fase, intenso e "documentato" non
significa però, di per sè, che abbia già condotto a condizioni idonee ad
un'intesa.
Vediamo in sintesi, tema per tema, a che punto si è finora giunti.
Manutenzione Rotabili. Trenitalia dichiara che, attualmente, il
volume delle attività esternalizzate ha un'incidenza del 34% circa sul totale
delle lavorazioni programmate nella manutenzione dei rotabili.

Il confronto si è sviluppato per verificare le possibilità e le condizioni per un
significativo processo di re-internalizzazione e, al momento, si lavora intorno
ad un'ipotesi che dovrebbe entro il 2009 riportare all'interno del perimetro di
Trenitalia almeno un 5% di ore lavorate, individuate soprattutto su lavorazioni
con particolare contenuto professionale, su tecnologie avanzate e su mezzi in
scadenza di garanzia del fornitore nel periodo considerato.
Allo stato, la Filt-Cgil considera comunque insufficiente, seppure positiva,
tale ipotesi e intende verificare, alla ripresa, le possibilità di un maggiore
volume di re-internalizzazioni.
Positivamente, invece, viene valutata dalla Filt-Cgil la proposta avanzata
da Trenitalia sulla "traslazione " dal 2° al 1° livello di manutenzione di una
serie di attività (quantificate in quasi 140 mila ore) rientranti nel cosiddetto
"progetto di manutenzione per moduli", sul quale viene stimata dall'azienda una
riduzione di costi, a regime, pari a 4,5 milioni di
€/anno, dati da recuperi sui trasferimenti dei
rotabili e delle relative
indisponibilità di mezzi.
Finora, però, Trenitalia non ha ancora presentato l'articolazione (da/per)
delle ore "traslate", parametro invece decisivo per valutare nel suo insieme il
complesso del
nuovo assetto produttivo e territoriale che può essere delineato.
"Operation" e Manutenzione Infrastrutture. Con la consegna, il 18
settembre, della proposta del modello funzionale della Direzione Esercizio, RFI
ha completato l'illustrazione del
progetto "Operation", relativo alla
riorganizzazione delle attuali strutture di Movimento e di Manutenzione.
Dopo circa due anni e diverse versioni, in questa fase di confronto l'azienda ha
presentato un progetto complessivo e compiuto che, seppure da discutere
ulteriormente nei prossimi giorni, rappresenta un avanzamento e, soprattutto,
mette finalmente sul tavolo tutte le carte.

Il principio ispiratore della proposta resta quello di determinare
progressivamente condizioni organizzative che, nel nuovo contesto di forte ed
ulteriore innovazione tecnologica del sistema, realizzi la piena efficienza
dell'esercizio ferroviario e, quindi, dei livelli programmati di capacità e di produzione
della rete.
Da una prima valutazione, si può dire che i processi Movimento (Direzione
Esercizio) e di Manutenzione Infrastruttura (Direzione Servizi) nel nuovo
modello organizzativo avranno pari dignità e contribuiranno insieme alla
semplificazione della filiera di comando, anche attraverso una nuova
articolazione dei processi.
La trattativa deve ora proseguire per approfondire il modello riorganizzativo e
le eventuali ricadute sul personale. Una volta definito il modello funzionale,
si potrà convenire a livello territoriale la partenza della fase sperimentale
che riguarderà le Regioni Emilia Romagna e Toscana.
Negli incontri svolti nel corso del mese di settembre non si è invece ancora
avviato il confronto sui volumi delle attività manutentive di infrastruttura.
La Filt-Cgil ritiene indispensabile che tale ritardo venga rapidamente recuperato e che il
confronto, pur considerando le specificità produttive ed industriali di questo
settore, possa svolgersi con una metodologia analoga a quella fin qui adottata
per la manutenzione rotabili.
Equipaggio Treno. Le numerose riunioni svolte nel corso del mese di
settembre sono state dedicate ad una ulteriore
ricognizione sugli argomenti di
carattere tecnologico e regolamentare, gran parte dei quali già oggetto dei precedenti incontri che si erano svolti tra il febbraio e l'aprile scorsi con Trenitalia e RFI.
La ricognizione, anche alla luce dell'ulteriore documentazione fornita
dall'azienda, ha consentito di approfondire ed integrare i termini del problema,
evidenziando come risultino tuttora in corso interventi per ampliare e
migliorare le implementazioni tecnologiche disponibili e la loro affidabilità, mentre, dal punto di
vista della regolamentazione di esercizio, restano consolidate le soluzioni da
tempo definite dal Ministero dei Trasporti e dal Gestore Infrastruttura (RFI),
in parte, dallo scorso mese di giugno, passate sotto la competenza della neonata
Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria.

La Filt-Cgil ritiene che dal confronto fin qui svolto risulti confermata la
necessità di seguire con grande attenzione gli sviluppi che le implementazioni
tecnologiche in atto produrranno nel prossimo futuro e che, in relazione a tali
sviluppi, si renda necessaria l'attivazione di un percorso negoziale compiuto
nel quale trovi coerente collocazione, in tutti i suoi variegati aspetti, la
riorganizzazione dei moduli di equipaggio, sia per quanto riguarda la condotta
che la scorta.
Al contempo, però, la Filt-Cgil ritiene anche che, a questo punto, le due fasi
di confronto finora sviluppatesi (nel corso di settembre e, prima, tra febbraio ed
aprile scorsi), rendano disponibili elementi di conoscenza sufficienti per la
definizione di una prima fase operativa, con caratteristiche sperimentali, di
concreta verifica in esercizio delle nuove tecnologie effettivamente disponibili
e della relativa regolamentazione di esercizio.
Tale prima fase potrebbe riguardare un ben individuato, complessivamente
circoscritto, ma territorialmente diffuso, numero di servizi sui quali
concentrare un intenso e costante monitoraggio per verificare concretamente ,
sia per il PdM che per il PdB, dinamiche e condizioni della prestazione
lavorativa e delle modalità di esercizio in regime di "agente solo" di condotta.
Tale prima fase, inoltre, potrebbe essere riferita ad alcuni dei servizi
attualmente effettuati con equipaggio ad "agente unico" su linee e mezzi
forniti delle dotazioni tecnologiche preventivamente accertate ed
autorizzate dall'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria.
I servizi individuati per questa prima fase operativa, infine, potrebbero restare
collocati nei normali turni di PdM e PdB, mentre le risultanze delle attività di
monitoraggio potrebbero essere sottoposte ad una periodica valutazione a cura di
una rete di "commissioni miste", nazionale e periferiche, appositamente
costituite.
Navigazione. Negli incontri con RFI del 16 e 17 settembre, l'azienda ha
illustrato le
linee di tendenza e la produzione prevista per il 2009, in
particolare:
Autostrada del mare: RFI ha deciso di partecipare alla gara con un raggruppamento temporaneo d'impresa (RTI), insieme a Ustica Lines la cui scadenza è fissata per il 2 ottobre p.v. manifestando così di voler mantenere la propria presenza sul settore anche se con due soli mezzi veloci dei cinque più uno previsti dal bando di gara, gli altri sarebbero a conto di Ustica Lines. Ovviamente il servizio, in caso di aggiudicazione, dovrebbe essere svolto da ambedue gli aggiudicatari. Non è chiaro con quali condizioni normative e con quale modalità sarà espletato il nuovo servizio.
Gommato pesante: questo segmento è quello che ha fatto registrare un andamento crescente dei ricavi, con un aumento della quota offerta da RFI, che dimostra una certa vitalità a fronte di una contrazione dei mezzi (-10%) complessivamente trasportati dall'insieme dei vettori navali.
Trasporto ferroviario: RFI ha dichiarato la propria intenzione di chiudere gli impianti di Civitavecchia a far data dai prossimi mesi di marzo e/o aprile 2009. Fino a quella data sarà effettuata una corsa alla settimana da Civitavecchia a Golfo Aranci e successivamente, con la nave "Logudoro", opportunamente ristrutturata, saranno garantite tre/quattro corse al mese dall'impianto di Messina. Conseguentemente anche la struttura operativa sarà trasferita a Messina mentre restano confermati, sullo Stretto, gli attuali volumi di movimentazione del trasporto ferroviario.
Navi: è in via di ultimazione il progetto della nuova nave, per la costruzione della quale sono già disponibili 60 milioni di euro, la cui operatività è prevista per la fine del 2009, inizio 2010. La flotta necessiterebbe di altre due nuove navi per le quali RFI è impegnata nella ricerca dei finanziamenti. Sono previsti investimenti sulla "Budelli" e sulla "Razzoli". La "Garibaldi" dovrebbe essere invece avviata alla demolizione. Come Filt-Cgil, nel dichiararci contrari alla chiusura dell'impianto di Civitavecchia, abbiamo chiesto di conoscere il piano di impresa 2008-2011, i volumi di produzione e le ricadute organizzative e sul lavoro. Nel merito della nuova nave abbiamo contestato la scelta fatta, non è bidirezionale, evidenziando come gli interventi sulla "Budelli" e sulla "Razzoli" rischiano di essere soldi buttati, quando converrebbe fare la scelta di sostituirle direttamente con altre due navi.
Rispetto all'insieme del confronto, come Filt-Cgil abbiamo chiesto di entrare nel merito delle questioni già sollevate e in particolare di conoscere:
come il piano di navigazione si inserisce nel Piano Generale di Gruppo;
i volumi e la produzione proiettati su un periodo più lungo del solo 2009, con particolare riferimento al trasporto ferroviario nello stretto ma anche all'organizzazione e alle azioni su Civitavecchia;
la situazione sulla flotta e gli investimenti;
il quadro esatto dell'andamento dell'occupazione, in base ai volumi e ai processi di riorganizzazione e le soluzioni per il lavoro;
la professionalizzazione del personale e i nuovi inserimenti possibili;
la risoluzione delle questioni aperte a livello territoriale.
Da qui, a partire dal 29 settembre,
dovrebbe riprendere il confronto.
Manovra. Nei due
incontri finora dedicati a questo tema (4 e 9 settembre), entrambi svolti con
RFI, l'azienda ha ribadito i contenuti della proposta, già presentata il 24
luglio, di
riorganizzazione delle attività di manovra transitate sotto la sua
competenza a partire da inizio 2008.
Su tale proposta, dopo una serie di approfondimenti ed il completamento
dell'informativa, si sono registrate convergenze nel corso del negoziato.
Restano invece tuttora aperte alcune delicate questioni di "confine" con
Trenitalia, soprattutto con le Divisioni Cargo e Regionale, sulle quali sarà
necessaria un'ulteriore fase di confronto congiuntamente alle due società,
nonchè le modalità e le procedure di gara e assegnazione delle attività di
manovra di cui si preveda il mantenimento dell'esternalizzazione, dopo le
proroghe decise da RFI, nel corso del 2008, degli affidamenti "ereditati" da
Trenitalia.
Vendita e Assistenza. Sul tema si sono svolti, nel corso di settembre,
due soli incontri: il giorno 5 per le attività della Divisione Passeggeri NI e
il giorno 12 per quelle della Divisione Passeggeri Regionale.

In occasione del primo incontro, DPNI ha illustrato un
aggiornamento del progetto già presentato alle
Organizzazioni Sindacali nei primi mesi di quest'anno. Le modifiche apportate
possono considerarsi positive solo in parte. Rimangono, infatti, tutti da
esplicitare i temi riguardanti gli interventi da programmarsi per il settore,
tali da potersi inquadrare nello scenario di riferimento più generale delineato
dal Piano Industriale FS.
In occasione del secondo incontro, DPR ha invece presentato una
situazione relativa al settore che
si è sostanzialmente incentrata sui "Cataloghi" presentati alle
Regioni. L'esposizione aziendale ha praticamente confermato che su
questo fronte si è a tutt'oggi in una situazione di stallo a causa della mancata
risposta, da parte delle amministrazioni regionali, alle condizioni proposte dal
Catalogo. Le Organizzazioni Sindacali hanno richiesto i dati relativi al settore
in tema di volumi di produzione, biglietterie e consistenza del personale.
In sintesi, si può dire che le problematiche da affrontare su questo settore di
attività continuano a registrare, anche dopo questa nuova fase di confronto,
diversi ritardi e difficoltà, sia per quanto riguarda DPNI che DPR.
Per quest'ultima, in particolare, anche l'ultimo incontro ha confermato una
pressocchè assenza di strategia e proposte da parte aziendale ed un sostanziale
sganciamento con lo scenario di riferimento più generale delineato dal Piano
d'Impresa FS e dal Piano industriale di Trenitalia.
IL LAVORO, BERSAGLIO SBAGLIATO
In occasione dell'incontro del 2 settembre, il primo dopo la pausa estiva,
la delegazione sindacale aveva formalmente evidenziato all’azienda come il
percorso appena avviato rischiasse di essere condizionato dalla vicenda dei licenziamenti
disciplinari che Trenitalia ha comminato ad agosto.
Provvedimenti che, come
espresso fin dal primo momento, il Sindacato
ha ribadito ritenere
sproporzionati rispetto alle eventuali mancanze addebitate
ed hanno comunque prodotto, intanto, un distorto dibattito a
“mezzo stampa” sviluppatosi in queste ultime settimane sulla qualità, sulla
professionalità e sull’impegno del lavoro in FS.
Sulla base di queste considerazioni, le Segreterie Nazionali Filt-Cgil,
Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl AF, Orsa, Fast hanno pertanto ribadito all'azienda
, fin dall'incontro del 2 settembre, la necessità che fossero rapidamente determinate condizioni tali da
potere affrontate i problemi di FS e definire soluzioni condivise in un
contesto che non fosse ulteriormente tenuto “sotto tensione” da questa
vicenda, sollecitando il ripristino da parte aziendale di una
corretta corrispondenza tra mancanze e sanzioni disciplinari.
Gli sviluppi di quelle vicende sono andate maturando nei giorni successivi sul
piano giudiziario, stanno dimostrando che quella valutazione sindacale di
sproporzionalità aveva fondamento e, d'altra parte, che la stessa azienda sta
valutando con attenzione la questione posta dal Sindacato.
Oggi possiamo dire che il caso potrebbe finalmente chiudersi in modo
equilibrato, anche perché, a differenza di altri, Filt-Cgil, Fit-Cisl,
Uiltrasporti, Ugl AF, Orsa, Fast hanno saputo mantenere la vicenda nel suo
ambito naturale, non sono cadute nell'errore di assumerla come
pregiudiziale rispetto al percorso negoziale già programmato, stanno
concretamente operando affinché, nell'ambito di responsabilità e prerogative
nettamente distinte tra azienda e Sindacato, maturino concretamente le
condizioni per il reintegro dei lavoratori licenziati.
Tutto questo, però, non risolve l'altro problema sollevato dalla vicenda,
rappresentato dal tentativo di diversi organi di informazione
e di qualche autorevole esponente politico di ”mettere alla gogna” lavoratrici e
lavoratori di FS e di presentare la vicenda dei licenziamenti – al di là del
merito reale dei fatti – come una indispensabile, anzi, addirittura, tardiva,
“svolta” nella gestione del personale e dell’insieme dell’azienda.
Come in qualsiasi azienda di servizi, il lavoro in FS e la sua organizzazione sono fattori determinanti per fornire a chi ne deve fruire un prodotto puntuale e di qualità. In FS, inoltre, si svolgono attività industriali e di manutenzione che richiedono competenze professionali e l’organizzazione di complessi cicli produttivi. Nel trasporto ferroviario, infine, il lavoro deve saper rispondere tempestivamente, in modo efficace ed in specifiche condizioni di sicurezza, a molteplici, spesso non programmate, evenienze di esercizio e tutto ciò necessita, oltre ché di competenze professionali, di un diffuso senso di responsabilità e, talora, di vero e proprio spirito di abnegazione.
Attraverso l’adozione di quei provvedimenti di licenziamento, Trenitalia ha
invece innescato e, nei giorni immediatamente successivi, attraverso
dichiarazioni stampa dei vertici aziendali e del Gruppo, alimentato, un
dibattito distorto sul lavoro ferroviario e determinato l’occultamento dei veri
problemi di FS che sono, invece, di carattere finanziario, industriale e di
prospettiva strategica.
Problemi la cui soluzione vede nel lavoro un bersaglio davvero
sbagliato...
PERCHE' SERVE LA SVOLTA
I bersagli veri devono essere ben altri, assai più complessi e solo
alcuni di essi dipendenti da vicende e scelte strettamente aziendali o dai
rapporti negoziali tra azienda e Sindacato.

Bersagli il cui conseguimento, perciò, descrive una vera e propria svolta nella
prospettiva, attualmente incerta ed assai critica, del Gruppo FS e delle
società che lo compongono.
Azienda “integrata” e unitarietà di Gruppo. Qualsiasi ipotesi di
prospettiva di FS come azienda “integrata” (contenente al proprio interno, cioè,
il perimetro di attività attuale) e Gruppo unitario (assetto strutturato, come
l’attuale, con lo stretto collegamento tra le società che lo compongono e la
capo gruppo), passa attraverso le decisioni che Governo e Parlamento
assumeranno sulla “missione” di interesse generale per il Paese assegnata
all’impresa pubblica di trasporto ferroviario e sulla capacità reale
dell’azienda di assolvere a tale “missione”.
In questi anni, ed anche nel corso della precedente legislatura, la mancata
risposta a questo tema ha alimentato una discussione distorta sui possibili
assetti societari, determinato il rinvio delle scelte fondamentali, prodotto
l’attuale crisi produttiva e finanziaria di FS.
Il Piano d’Impresa 2007-2011, fondato sull’azienda “integrata”, sull’attuale
assetto societario, orientato verso un incremento sensibile dell’offerta e ad un
suo significativo miglioramento qualitativo, rimane per il Sindacato, in linea
con l’intesa dell’1 agosto 2007 e nonostante il ritardo accumulato nel corso
dell’ultimo anno nel confronto in quell’occasione definito con FS, l’elemento di
riferimento principale e, in questo senso, la Filt-Cgil considera fondamentale
la necessità che Governo e Parlamento ne sostengano i contenuti con conseguenti
atti legislativi di carattere finanziario e di regolazione del settore.
Dopo un biennio nel corso del quale FS ha impostato la propria iniziativa nei
confronti dei diversi livelli istituzionali, anche attraverso quel Piano di
impresa, con l’obiettivo di fare emergere e dare trasparenza alla composizione
dei propri costi per segmento di offerta e alle evidenti contraddizioni,
penalizzanti per l’impresa nazionale pubblica, presenti nel quadro regolatorio
di liberalizzazione del trasporto ferroviario in Italia, l’azienda deve ora
determinare però, a sua volta, le condizioni per dimostrare al Paese di essere
una “opportunità” e non un “problema”.
In tal senso, pertanto, la Filt-Cgil continua a sostenere la prospettiva
dell’azienda “integrata” e del mantenimento dell’unitarietà del Gruppo perché
tale assetto, assolutamente compatibile con le norme comunitarie sulla
liberalizzazione e con la progressiva apertura del settore al mercato, è
indispensabile:
per lo sviluppo equilibrato del sistema dei trasporti italiano e, in esso, del trasporto ferroviario;
per uno sviluppo del sistema che, nel trasporto merci, veda la modalità ferroviaria organicamente inserita, con capacità industriali e finanziarie adeguate, nel sistema logistico e portuale nazionale e continentale;
per dare immediata risposta alla domanda di mobilità collettiva locale che, a partire dalle aree urbane, è destinata a crescere impetuosamente a causa dei livelli raggiunti dal prezzo dei carburanti, dalla congestione da traffico, dall’inquinamento atmosferico;
per determinare una opportunità competitiva per l’azienda pubblica nazionale nel sistema del trasporto passeggeri europeo e, al contempo, salvaguardare un adeguato servizio di trasporti, sia in termini quantitativi che qualitativi, nel segmento di offerta passeggeri non remunerativo sulla media-lunga percorrenza;
per mantenere e sviluppare, attraverso le politiche di
investimento e di sviluppo di un grande Gruppo industriale pubblico, un rapporto stretto con i costruttori e i fornitori di tecnologia
ferroviaria avanzata di rete e di rotabili.
Produzione e investimenti. Una tale prospettiva di
azienda “integrata” necessita urgentemente del consolidamento e, immediatamente
poi, dello sviluppo dei volumi e del perimetro delle attività dell’insieme del
Gruppo.
Forte preoccupazione è attualmente determinata dall’evidente divaricazione
prodottasi tra gli obiettivi produttivi di Piano 2007-2011 e i risultati finora
conseguiti, con la sostanziale stabilizzazione, almeno per il 2008, dell’offerta
passeggeri locale, la seppure lieve contrazione di quella passeggeri di
media-lunga percorrenza (gran parte della quale classificabile come “servizio
ferroviario universale”), le sempre maggiori difficoltà nel trasporto merci,
ormai evidentemente di carattere strutturale, ma nel corso dell’ultimo anno
ulteriormente accentuate dalla congiuntura economica sfavorevole.

Particolarmente urgente risulta essere però, al momento, il rapido ripristino di
una capitalizzazione del Gruppo che, anche attraverso un adeguato intervento di
finanza pubblica autorizzato, se necessario, dagli organismi comunitari,
impedisca il ricorso a modifiche dell’assetto societario che scardinerebbero,
nei fatti, l’unitarietà dell’azienda, ripristini un sufficiente margine di
manovra negli investimenti sulle attività di trasporto, sostenga gli ipotizzati
investimenti, come consentito dalle stesse norme comunitarie e in sinergia con
gli Enti locali, per il potenziamento della flotta dedicata al trasporto locale.
In questa prospettiva, infine, Governo e Parlamento, pur in un difficile quadro
generale di finanza pubblica, devono rapidamente dare risposta alle altre questioni poste dal Piano di
Impresa, schematicamente riassumibili nella
necessità di:
adeguare il quadro normativo di regolazione del processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario e definire, nel nuovo quadro, anche un’adeguata e strutturale tutela dei livelli quantitativi e qualitativi, nonché di risorse, per il “servizio ferroviario universale”;
intervenire sul quadro di regolazione del processo di riforma del trasporto locale, realizzando un complessivo riordino che assuma quale riferimento il DDL approvato dal Governo nel novembre 2007;
dare certezza e stabilità ai flussi finanziari nazionali e locali a sostegno del trasporto ferroviario regionale e locale, assumendo quale riferimento gli obiettivi di sviluppo dei volumi e degli standard di servizio ipotizzati dal Piano di impresa 2007-2011;
ripristinare un livello di risorse strutturali disponibili
che garantisca livelli di intervento nel mantenimento in efficienza
dell’infrastruttura adeguati agli attuali elevati standard di sicurezza della
circolazione e all’innovazione tecnologica in atto.
Rilancio delle attività industriali e livelli
occupazionali. Nell’azienda “integrata” finora descritta la manutenzione
dell’infrastruttura e del materiale rotabile rappresentano il “cuore” delle attività
industriali.
Le persistenti incertezze sul Piano stanno determinando la progressiva
contrazione delle attività manutentive di infrastruttura e rotabili svolte
direttamente da FS; il sempre più preoccupante affermarsi di disordinate
situazioni di esternalizzazione, anche su lavorazioni direttamente o
indirettamente connesse con la regolarità dell’esercizio e, talora, con la sua
sicurezza; la sempre maggiore incapacità di fronteggiare i programmi di lavoro;
nonché, infine, l’inconsistenza delle possibilità di intervento manutentivo
diretto sui nuovi sistemi a tecnologia avanzata di rete e a bordo treno.
La Filt-Cgil ritiene che l’area manutentiva di RFI e di Trenitalia registri
oggi, in molti punti del sistema, una criticità ormai prossima al limite della
irreversibilità sui volumi di attività svolti direttamente, sul perimetro di
dette attività e, ancora di più, sulle prospettive di intervento diretto sulle
nuove tecnologie e che, per questo, necessita un intervento urgente e coerente
sui livelli occupazionali, sulle nuove competenze professionali e sui nuovi
modelli organizzativi degli interventi.
Innovazione tecnologica, sicurezza dell'esercizio,
organizzazione del lavoro.
Il sistema ferroviario italiano è prossimo ad una “metamorfosi” determinata, di
qui a breve, dalle nuove linee e dalle nuove tecnologie di terra e di bordo per
la protezione in sicurezza della marcia dei treni.
Questo appuntamento viene spesso descritto da FS e dagli organi di informazione
con toni e contenuti “propagandistici”, trascurando la necessaria attenzione che
invece, su questi temi, va dedicata al lavoro, sia in RFI che nelle imprese
ferroviarie.
Lo dimostrano, lato RFI, le contraddizioni in seno all’azienda che hanno finora
impedito un confronto sindacale compiuto sul progetto “operation”; lato
Trenitalia, nel recente passato, la conduzione delle vicende inerenti
all’installazione e all’esercizio degli equipaggiamenti di vigilanza a bordo dei
treni; lato imprese ferroviarie, in generale, i diversi approntamenti in corso
di implementazione sui mezzi di trazione e le correlate ipotesi organizzative
avanzate sul modulo di condotta, in situazioni aziendali dove, peraltro, la
possibile azione sindacale è tuttora, spesso, particolarmente debole ed
inefficace.

L’innovazione tecnologica che sta interessando il sistema ferroviario italiano
impone invece, per la sua portata e per i tempi di implementazione ormai relativamente
brevi che si prospettano, grande attenzione per il lavoro, per i tempi e le
modalità della prestazione lavorativa, per i contenuti professionali, per i
modelli organizzativi dei cicli produttivi e di esercizio, per la sicurezza del
lavoro, per un’evoluzione dei regolamenti di esercizio che, oltre alla
tecnologia disponibile, risulti coerente con le concrete condizioni di
intervento del fattore umano.
L’insieme di questi aspetti e l’interazione tra loro rendono indispensabile, a
parere della Filt-Cgil, un confronto sindacale a “carte scoperte”, nel quale RFI,
da una parte, e, dall’altra, le imprese ferroviarie, Trenitalia in testa, escano
da tatticismi ed opportunismi, rendano disponibili tutti gli elementi di
conoscenza in loro possesso, si facciano carico di una proposta che, ognuna per
la loro parte di competenza, collochi l’innovazione tecnologica in un quadro
organico di procedure e di modelli organizzativi, oggi, coerenti con le attuali
norme contrattuali, domani, invece, collocate nelle nuove norme che saranno
definite dal nuovo CCNL unico e dalla contrattazione aziendale.
Infine, sul versante delle imprese ferroviarie, va definita una condizione
operativa omogenea “minima” che renda equilibrato il posizionamento competitivo
relativo delle singole imprese su tutti gli aspetti relativi al lavoro (a
partire, oggi, dal CCNL delle Attività Ferroviarie e, nell’immediata
prospettiva, dal nuovo CCNL unico della Mobilità), mentre la neonata Agenzia
Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, superate le incertezze di questa sua
prima fase operativa (su cui abbiamo svolto una serie di articolate
considerazioni sul n. 7 di "filtcgilmobilitàinforma" dell'8 luglio scorso, deve concretamente svolgere con autorevolezza ed autonomia
il delicatissimo ruolo assegnatogli dalle norme comunitarie e nazionali.
La crisi delle relazioni sindacali. Il progressivo degrado delle relazioni sindacali in FS è
proseguito in questi anni in modo apparentemente inarrestabile.
La crisi del sistema è dimostrata da più elementi: la scarsa efficacia
delle relazioni sindacali di livello nazionale; il sostanziale svuotamento e deresponsabilizzazione di
quelle di livello decentrato; una ormai cronica conflittualità territoriale che
produce risultati negoziali di solito inadeguati rispetto
alla portata delle
vertenze e, spesso, rispetto agli stessi problemi reali all’origine di queste
vertenze.
Inoltre, nell’insieme del trasporto ferroviario, la crisi delle relazioni
industriali è chiaramente testimoniata dalle difficoltà incontrate in questi anni
nell’applicazione del CCNL delle Attività Ferroviarie a numerose delle nuove
imprese ferroviarie nel frattempo sorte e la stessa estraneità che le medesime
manifestano tuttora anche nei confronti della proposta sindacale del nuovo CCNL
unico della Mobilità, col risultato che si è andata consolidando una ormai un’ampia “zona franca” dove si annidano
condizioni di lavoro, trattamenti e tutele evidentemente caratterizzate da
“dumping sociale”.
La condizione delle relazioni sindacali in FS è motivo di particolare
preoccupazione, in quanto risulta evidentemente inadeguata sia per la gestione
condivisa delle normali esigenze di confronto che, a maggior ragione, per gli
impegnativi percorsi negoziali, nazionali e territoriali, richiesti nell’ambito
del difficile quadro finora descritto.
La Filt-Cgil ritiene che in tempi quanto più possibile brevi occorra verificare
unitariamente tra Organizzazioni Sindacali e, immediatamente poi, con FS, le
possibili iniziative utili a ripristinare condizioni relazionali minimamente
efficaci e, in prospettiva, individuare i possibili correttivi ed adeguamenti da
applicare al modello relazionale aziendale per ripristinare la piena
responsabilizzazione delle diverse sedi negoziali attraverso un coerente
riallineamento tra gli snodi decisionali aziendali nell’assetto organizzativo
dell’impresa e i corrispondenti snodi della rappresentanza sindacale.
PERCHE' SERVE BEN ALTRO PASSO
Sostenere questa svolta è anche, però, compito dell'attività negoziale
all'interno dell'azienda e, quindi, di FS e Sindacato.
Il percorso di confronto avviato il 2 settembre, sviluppatosi nel corso del mese
e che, dal prossimo giorno 29, entra nella fase decisiva, rappresenta un'occasione
importante per sostenere la svolta necessaria.
Per quanto descritto, da sola non sufficiente, ma importante per contribuire a
governare, attraverso il negoziato sindacale, il rilancio dei processi
industriali che devono dare gambe forti allo sviluppo della produzione e
dell'offerta, la definizione di percorsi condivisi che connettano il lavoro con
l'innovazione tecnologica, l'adozione di coerenti politiche occupazionali e del
lavoro, il ripristino di un adeguato modello relazionale ai diversi livelli
previsti.
