FILT-CGIL FIT-CISL UILTRASPORTI
Segreterie Nazionali
“ I&I DAYS” (Information & initiative Days)
GIORNATE DI INFORMAZIONE E DI INIZIATIVE SU
LA FORMAZIONE E LE QUALIFICHE PROFESSIONALI DEGLI AUTISTI DEI TRASPORTI URBANI
Nei giorni 4 e 5 febbraio 2010 si sono svolte a Bruxelles le previste giornate di informazione e di iniziativa sulla formazione iniziale e permanente degli autisti professionisti dei trasporti pubblici di persone di cui alla Direttiva 2003/59/CE.
E’ stata una iniziativa congiunta e preparata sin da novembre dell’anno scorso, dal partenariato sociale europeo:da una parte il Comitato Europeo dell’UITP (Rappresentanza delle AA.DD. europee) dall’altra l’ETF (la Federazione Europea Sindacale dei Trasporti), coordinati da AFT-IFTIM (Associazione nazionale francese per lo sviluppo della formazione professionale nei trasporti).
L’obiettivo delle due giornate di lavoro era di:
1) individuare le condizioni d’attuazione della Direttiva in parola, nel settore dei trasporti pubblici locali, sia mediante un precedente sondaggio realizzato presso i partner sociali e i rappresentanti ministeriali dei singoli Stati membri, che attraverso il confronto diretto previsto dal programma dei lavori;
2) Insediare reti di cooperazione e di scambio che poggiassero sulle buone prassi relative, in particolare, alla formazione iniziale, alla formazione permanente e al dialogo sociale;
3) Stabilire un testo di raccomandazioni dei partner sociali europei impegnati in quest’iniziativa comune.
Il programma dei lavori, già abbastanza ampio sotto l’aspetto propriamente politico-sindacale, è stato completato anche da relazioni ed esperienze di grandi centri di formazione, nonché da dimostrazioni pratiche di supporti tecnologici alla formazione come, ad esempio, i simulatori di guida.
I temi di cui occuparsi e messi al centro dell’attenzione , in sintesi, miravano a conoscere:
1) lo stato dell’arte ed aprire un primo confronto, dopo il recepimento e la prima applicazione della Direttiva (10 settembre 2008) dagli Stati membri ed i relativi effetti provocati dalle singole decisioni nazionali;
2) Gli aspetti pedagogici;
3) Le conseguenze delle attività di formazione iniziale e permanente su fattori come:
a) la qualità del lavoro, e sul lavoro;
b) le qualifiche professionali dei conducenti;
c) le politiche delle risorse umane.
4) L’eventuale ritorno sull’investimento di cui allo spirito della Direttiva, nonché la sua influenza sull’andamento del mercato del lavoro;
5) L’impatto della Direttiva sui negoziati collettivi e sul dialogo sociale.
La presentazioni dei punti all’ordine del giorno, da parte dei vari relatori, per un verso hanno dimostrato che questa innovazione ha bisogno di essere monitorata perché vi sono ancora alcune criticità che la Direttiva presenta e che possono essere motivo di una sua successiva implementazione, per altro verso, hanno effettivamente confermato che in termini generali, intorno a tale materia, si gioca una parte molto importante rispetto ai risultati che possono derivare in termini di: sicurezza stradale, riduzione degli incidenti, razionalizzazione dei consumi di carburante attraverso la cosiddetta eco guida.
Insomma una maggiore affidabilità del servizio di pubblico trasporto.
Il fattore comune è, dunque, l’unanime interesse a migliorare, in senso lato, la figura professionale del conducente per gli effetti positivi che questo produce sia sugli aspetti generali già citati, che sul suo stato psico-fisico nonchè sull’andamento del servizio, sull’immagine aziendale e sulla sua redditività.
A fronte dell’accresciuta professionalità del conducente a seguito della formazione ricevuta, le parti sociali, in particolare le OO.SS. , hanno convenuto che debba corrispondere una progressione nella carriera ed un miglioramento nel trattamento economico .
Senza entrare nei dettagli tecnici di come ogni singolo Stato intende orientarsi tra le varie opzioni e/o flessibilità, che la Direttiva concede relativamente ai modi ed ai tempi di organizzare i corsi di formazione, rimangono, per tutti, aperte due questioni importanti che vengono rimandate alla libertà dei singoli Stati ovvero di ogni azienda e cioè:
1) A chi farà capo il costo dei corsi di formazione;
2) Se la partecipazione ai corsi da parte del lavoratore deve avvenire nell’arco del suo tempo di lavoro.
Sintesi della situazione italiana
Il problema si presenta all’orizzonte del 2013, vale a dire alla scadenza dei primi cinque anni previsti dalla Direttiva, la quale prevede che entro i 12 mesi antecedenti tale termine, i conducenti dovranno rinnovare la loro carta di qualificazione attraverso un corso di formazione periodica di 35 ore attraverso cinque moduli di 7 ore ciascuno.
Al momento solo alcune grandi aziende stanno cominciando a pensare come organizzarsi, ma tutta l’altra miriade di realtà sparse sul territorio nazionale è ancora ferma.
L’ASSTRA, intervenendo come relatrice ufficiale a Bruxelles, ha detto che il suo orientamento è il seguente: riguardo alla formazione iniziale sarebbe naturale che, solo in presenza di assunzioni con contratti di lavoro di apprendistato o di inserimento, il relativo costo andasse a carico delle aziende. Nel caso, invece del costo per la formazione periodica il suo pensiero non è ancora completo; perché, evidentemente, non è nemmeno chiaro come le aziende potranno avere modo di finanziarsi per la fattispecie.
Infine, per quanto attiene alla partecipazione dei lavoratori ai corsi di formazione periodica, pur non sbilanciandosi sulla soluzione che vedrebbe i corsi all’interno del tempo di lavoro, ha espresso un parere/auspicio sull’ipotesi di non fare gravare l’attività formativa sul tempo libero del dipendente.
Le OO.SS. hanno evidenziato che bisogna partire da un dato essenziale dal quale far discendere, coerentemente le decisioni conseguenti.
La formazione del conducente deve essere inquadrata come un naturale investimento aziendale, ma anche sociale se consideriamo i benefici, su accennati, per la collettività e, dunque, non come un mero costo.
Se questo è, il lavoratore obbligato per legge alla formazione periodica, non solo non deve sopportare alcun onere in termini di denaro o tempo a suo carico ma, una volta acquisita la formazione avrebbe tutti i titoli per richiederne il relativo riconoscimento economico a fronte del suo accrescimento professionale ovvero partecipare, proporzionalmente, alla redistribuzione degli eventuali ritorni aziendali correlati a tale investimento.
Il momento attuale è propizio, perchè ci consente di inserire e recuperare questo tema nella trattativa in corso per la sottoscrizione del CCNL della Mobilità, in quello più generale della Formazione.
Roma,li 9 febbraio 2010